LA PAUSA CAFFE’, UN MOMENTO SOCIAL

Io penso e spero di no.

Cari lettori, non vi annoierò con la storia sulla nascita del caffè o sul perché ne consumiamo grandi quantità o peggio ancora sul come si prepara un buon espresso, vorrei invece farvi riflettere su cosa rappresenta il caffè nella vostra vita di tutti i giorni.

Il caffè infatti non è solo una bevanda energetica, ma rappresenta un momento della giornata che ritagliamo dalla frenesia del lavoro, dallo stress degli impegni; un momento tutto nostro. Se ci pensate questa bevanda accompagna ogni momento positivo e leggero della giornata, al lavoro per esempio esiste la “pausa caffè”, un momento che possiamo condividere con i colleghi, un momento spensierato in cui socializzare, oppure un momento di solitudine per riflettere.

Alcune aziende  svedesi, stanno sperimentando una pausa caffè più lunga per i dipendenti, con l’obiettivo di creare un clima più socievole e rilassato che consenta di mettere in comunicazione persone di reparti diversi allo scopo di favorire soluzione innovative ed un migliore problem solving; quante volte infatti la soluzione ad un problema vi è arrivata parlandone con qualcuno che capiva poco o nulla del vostro lavoro ma che aveva un punto di vista diverso rispetto al vostro? Se però non aveste avuto occasione di parlarci questa occasione non si sarebbe mai creata non credete?

Non pensiamo solo al lavoro, pensate al vostro tempo libero; un buon caffè è un valido motivo per incontrarsi con gli amici, per un primo appuntamento informale con il ragazzo o la ragazza che vi piace e per creare altri momenti di socializzazione.

Sicuramente vi sarà capitato di rivedere un persona dopo tanto tempo e qual è la frase più ricorrente al termine di un incontro come questo? “potremmo rivederci per un caffè”; questa frase non è casuale, ma indica di volersi rivedere in un altro momento tranquillo, rilassato, lontano dalla routine quotidiana.

Il caffè quindi è una bevanda attiva, una bevanda sociale, una bevanda utile.

Purtroppo però il mondo di oggi sta trasformando l’idea che abbiamo della “pausa caffè”. Sono entrate nelle nostre vite in modo quasi violento le macchine a capsule, i distributori automatici; questi sono tutti mezzi che aspirano a ridurre i tempi delle nostre pause, che ci stanno portando a consumare il caffè in modo passivo, senza gustare questa bevanda, senza gustare i momenti che precedono il consumo, e rendendone il consumo stesso l’equivalente di una pillola energetica per tirare a fine giornata.

Pensateci, se il caffè è pronto in 20 secondi, possiamo conversare meno, abbiamo meno tempo per riflettere; inoltre la qualità media di tale bevanda risulta spesso inferiore, questo cosa significa per noi consumatori? Che lo berremo più velocemente, come se fosse uno sciroppo cattivo, senza gustarne l’aroma, il sapore; non è forse questo che facciamo oggi? E il tempo della “pausa” dal mondo si accorcia nuovamente.

Io penso nuovamente che la risposta sia no.

Sembra una cosa di poco conto, e in effetti parliamo di pochi minuti, ma sommateli nell’arco di una settimana, di un mese o di un anno e vedrete che questi momenti assumeranno maggiore rilevanza. Penso che dovremmo riprenderci il nostro tempo, ritagliarci di nuovo i nostri momenti, “le nostre pause caffè”. Questo renderebbe, a mio modesto parere, le giornate un po’ più leggere.

Voi invece  cosa ne pensate?

Come vivete la vostra “pausa caffè”?